Homepage
Le Borgate nel Secondo dopoguerra

Baracche a viale Etiopia 1961 Gli alloggi precari circondano le case a torre in costruzione Nel 1945 l'Italia era stata liberata dai partigiani e dalle forze alleate.

Chiudi Muovi

Secondo dopoguerra

Anni quaranta
- 18 aprile 1945: epilogo della guerra, liberazione dell'Italia da parte delle forze alleate, gravi conseguenze sul piano economico-sociale. L' Italia viene governata dal CNL (Comitato Nazionale di Liberazione) e la Democrazia Cristiana di De Gasperi, forza di centro moderato, assume la guida della coalizione.
- 2 giugno 1946: referendum istituzionale con il quale gli italiani si esprimono a maggioranza per la Repubblica; vengono chiamate alle urne anche le donne. Inizia l'era repubblicana.
- 18 aprile 1948: vittoria della DC guidata da De Gasperi; scelta filo-occidentale con l'adesione, nel 1949, al Patto Atlantico.

Anni cinquanta
Il governo De Gasperi avvia una serie di riforme:
- riforma agraria del 1950;
- istituzione della Cassa del Mezzogiorno;
- legge Fanfani, che da l'avvio ad un piano di edilizia popolare che determina, nei successivi dieci anni, la costruzione di oltre 2 milioni di vani.
- 1951-1961: i rapidi mutamenti del quadro economico e sociale innescano un processo di crescita della produttività; si verifica un vero e proprio boom economico, caratterizzato da un aumento dei consumi, anche voluttari (quali elettrodomestici e automobili utilitarie).
Lo Stato incoraggia lo sviluppo attraverso la riforma del sistema finanziario, il potenziamento dell'IRI (Istituto per la Ricostruzione Industriale), lo sviluppo del settore dell' energia attraverso la nascita dell' ENI (Ente Nazionale Idrocarburi) e l'avvio della costruzione delle reti autostradali.
- 1954: nasce la RAI, la tv di stato, che contribuì a modificare la vita e i costumi dell'intera nazione.

Anni sessanta
Lo sviluppo economico determina un vasto fenomeno di migrazione interna verso il nord, lo spopolamento delle zone rurali, con una conseguente crescita a dismisura delle zone urbane e la diffusione del benessere che sollecita ad una maggiore sensibilità per i diritti acquisiti e per la partecipazione democratica alla vita del paese.
L'avvicinamento politico tra democristiani e socialisti genera la formula politica del centro-sinistra, che intensifica il programma di riforme attraverso:
- istituzione dell'ENEL (Ente Nazionale Energia Elettrica);
- creazione di una scuola media unica ed obbligo scolastico fina ai quattordici anni;
- approvazione dello Statuto dei lavoratori, che regola diritti personali e sindacali.

Il nostro paese al termine del secondo conflitto mondiale aveva molti problemi, in gran parte improrogabili. Gli indicatori socio-economici segnavano una situazione di arretratezza e di forte crisi, soprattutto nel meridione. C'erano malattie, la popolazione era ridotta alla fame e i disoccupati erano più di due milioni. La produzione industriale era calata del 70%. La distruzione di ponti, strade e ferrovie rendeva difficili i rifornimenti alimentari. Le merci erano in media 20 volte più care rispetto al 1939 a causa della continua crescita dell'inflazione.

Era, dunque, una situazione di grande emergenza che andava affrontata con strumenti immediati, efficaci ed incisivi. Gli interventi dello Stato, nonostante fosse appena uscito dalla guerra mondiale, furono molti: blocco dei licenziamenti, incentivazione ai lavori pubblici, agevolazioni fiscali per le costruzioni edilizie e finanziamento per ricostruire case ed edifici pubblici. A rendere il fenomeno della disoccupazione in Italia ben più preoccupante che in altri paesi europei contribuiva, inoltre, l'aumento della popolazione che era cresciuta, negli ultimi anni, di oltre cinque milioni.

A causa di questa grande spinta demografica la domanda di alloggi rimaneva elevatissima: una famiglia su dieci mancava di casa e viveva in baracche o in campi profughi, in condizioni antigieniche senza acqua potabile e servizi. A Roma la popolazione residente era passata da circa 1.155.700 abitanti nel 1936 a 1.651.750 nel 1951. Nei quindici anni del dopoguerra immigrarono oltre 360.000 persone e, nel 1960, Roma raggiunse i due milioni di residenti. Al censimento del 1951 risultò che il 6,6 % delle abitazioni erano baracche, grotte, sottoscala e che il 21,9% delle famiglie viveva in coabitazione. I 106.497 alloggi indicati come mancanti nel censimento del 1951 corrispondevano già ad un impegno superiore ai 250 miliardi. In questa situazione gli organi preposti all'edilizia statale, quale l'Istituto Autonomo Case Popolari, si dimostrarono assolutamente inadeguati.